Oh come bramo raggiungere il Mare!
Far parte di quella forza
impetuosa,
travolgente.
Infrangermi contro gli scogli,
evaporare
ridiscendere
per poi tornare in esso
dispensatore:
di tesori,
di nutrimento,
di vita,
di morte!
En to pan...
Sorridevi, nuda, biricchina ,
Carezzando i miei capelli
stamattina. Sono biondi, tinti.
Ma tu non te ne avvedi.
Con la tua solita dolcezza
sistemi le ciocche mie arruffate.
Balzo giù dal letto ed afferro la vestaglia.
Gesto impulsivo il mio, mentre, pudore e rispetto
deviano lo sguardo sui tuoi occhi
spenti e lontani. “Da brava - ti esorto -
andiamo a rivestirci o ti prenderai un malanno”.
Ti arrendi docile sussurrandomi: Si, mamma!
Annodo in gola un singulto doloroso
e con la mano libera carezzo i tuoi riccioli:
Soffici... Radi... Bianchi.
Sorrido mestamente a te
mia mamma-bambina
cercando nei tuoi occhi un guizzo
che ti restituisca a me
con la tua giovanile vigoria.
Ci sono silenzi come macigni.
Comprimono il cuore togliendogli
forza per palpitare.
Ci sono silenzi che, come spade,
laceran la pelle riducendola
un puzzle a brandelli.
Ci sono silenzi che, come dardi
infuocati, ti marchiano l’anima.
Ti ghiacciano la mente.
Loro m’ annientano
Chi sono io che mi aggiro
Tra le rovine di queste colonne
Qui nella valle dei templi
In cui l’uomo ha costruito
il suo tabernacolo vivente?
Chi sono io che esule vago
In questi campi sterili
Abbandonati all’incuria
Del tempo, tra le macerie
Di sogni, speranze, illusioni?
Non sono nessuno, né valore
alcuno ho, per cui conduco
I miei passi lievi, inosservata.
Scruto, pondero, rifletto,
s’intristisce il cuore: Desolazione!
Solo brullo e arido paesaggio
ciò che mi circonda in questa
solitudine che mi sono scelta
mentre, novella Cassandra,
profetizzo per me stessa una fine
ignota e sconosciuta.
Nessuno di me dirà un giorno:
qui visse!