Qui nella quiete ovattata di questa
penombra proietto il mio cuore
sul soffitto del cielo in caleidoscopici
riflessi di arcobaleni lasciando le
lacrime a far da padroni su questo
volto consunto dal pianto.
Vanno le note strimpellate sulle corde
di una vecchia chitarra, stridono,
graffiano la pelle e non trovano
un orecchio che sappia ascoltare
questo mio antico dolore che canta
una triste canzone d'amore.
Come quel passero* che in
sul far della sera canta solitario
così, segregato nel mio cuore,
celato alla mia mente, inascoltato
battito di vita ribelle, rimane muto
questo mio misero canto d'amore.
*Il riferimento è al "Passero solitario" di G. Leopardi